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Come superare la Paura di Parlare in Pubblico con Psych-K®


La paura di parlare in pubblico: lo spauracchio di molti manager in grado di rovinargli la carriera

Oggi puoi risolvere l’ansia e la paura di parlare in pubblico. Sei sulla pagina giusta e scoprirai una metodologia divertente, potente e sicura che nottetempo risolverà la paura e l’ansia di parlare in pubblico che ti attanaglia da anni.

La paura di parlare in pubblico è la più commune delle fobie. Se continui a leggere scoprirai come in pochi minuti con i bilanciamenti di Psych-K® puoi superarla per sempre.

Questa paura è un particolare tipo di fenomeno ansioso in cui una persona diventa molto preoccupato di sembrare visibilmente agitato e impacciato nel momento in cui espone ad un gruppo di persone, queste sensazioni dirompono come un fiume in piena e sono incontrollabili da chi le sperimenta, proprio come può avvenire durante un attacco di panico. Nel tempo le persone che soffrono di questa sindrome cercano di proteggersi sia evitando di parlare in pubblico  o lottando contro l’ansia di parlare in pubblico. In questo modo le persone cadono nella trappola e loro malgrado fanno diventare la paura di parlare in pubblico sempre più cronica e distruttiva.

 

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Paura di parlare in pubblico: spesso è la diretta conseguenza di un trauma vissuto in tenerissima età

Molte persone evitano le situazioni che innescheranno questo circolo vizioso. Per esempio c’è chi seleziona particolari corsi universitari in cui sanno che di sicuro non si parlerà mai in pubblico. Sul lavoro rifiuteranno promozioni o incarichi che richiedono evidentemente di parlare in pubblico. La paura di parlare in pubblico può anche portare certe persone a scegliere una carriera che non li chiamerà mai a parlare in pubblico, piuttosto che una che vogliono veramente. Questo è spesso il caso di persone che hanno vissuto la paura di parlare in pubblico in giovanissima età. Secondo la mia esperienza di facilitatore Psych-K® spesso questo è collegato a vicende vissute da piccolino quando il soggetto si è trovato davanti ad un gruppo di persone che ridevano di lui e questo lo ha fatto sentire in qualche modo ridicolo. Anche se non necessariamente quei risolini erano rivolti a lui il soggetto li ha percepiti come rivolti a lui e li ha vissuti come trauma. Spesso tutto si scioglie per sempre quando chiedo al soggetto di rivivere il trauma e bilancio per mantenere il pieno potenziale (cosa che quasi sempre non avviene quando queste persone rivivono le situazioni scatenanti).

Altri non arrivano a questo punto ma cercano di stare alla larga da situazioni che potrebbero costringerli a dover fare delle presentazioni o a parlare a dei meetings. Potrebbero deliberatamente arrivare tardi sperando di saltare la presentazione dei partecipanti: sai quando all’inizio degli incontri ci chiedono di fare delle brevi presentazioni di noi stessi?!

Molti altri accettano coraggiosamente un incarico e si buttano in mezzo al pubblico se questo è necessario per la propria carriera. Quello che succede spesso è che tentano di attraversare questa esperienza senza sentirsi in imbarazzo. Si focalizzano su quello che sentono piuttosto che sul messaggio che vorrebbero veicolare alla platea. Questo è spesso il caso in cui la paura di parlare in pubblico si sviluppa più tardi nella vita. Più diventano bravi nel loro lavoro e più ottengono il successo più spesso sono chiamati a condividere pubblicamente le loro esperienze e conoscenze e mano a mano diventano sempre più ansiosi e disturbati.

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Quanto è diffusa la paura di parlare in pubblico?

Ognuno di noi ha un punto debole, una fobia o paura che limita la propria libertà o che ci rende difficile convivere con certe situazioni o cose. Le fobie sono spesso associati con eventi traumatici vissuti in passato: abbiamo fatto una esperienza in cui ci siamo sentiti a disagio, imbarazzati, stupidi, abbiamo avuto paura. Si innesca un ancoraggio negativo tra questa situazione e la percezione che abbiamo avuto in quel momento e ogni volta che facciamo esperienze simili quella data esperienza è sufficiente a farci provare le stesse sensazioni. Tendiamo quindi ad evitare certe situazioni. Questo capita anche quando pensiamo che certe situazioni genereranno esperienze simili a quelle che innescano le nostre paure. Ti rendi conto quindi che tutte le paure sono create da noi e riassumendo possono essere percezioni che creiamo senza una apparente ragione sul momento (siccome poi queste percezioni innescano un elevata emotività succede che la prima volta che le proviamo si imprimono nel nostro subconscio come programma automatico poiché il subconscio è impattato da forPaura di Parlare in Pubblicoti emozioni) o percezioni che riviviamo in automatico perché qualche esperienza ce le richiama. Questa è la ragione per cui una paura importante per una certa persona può essere vissuta da noi come una sciocchezza e non la capiamo: avviene perché in noi non si è innescato un programma. D’altro canto quelle che per noi possono essere paure insormontabili per altri possono essere delle sciocchezze. Nella mia esperienza di facilitatore di Psych-K® cerco sempre di togliermi di mezzo e di non interferire con il processo di scoperta. E’ possibile infatti con la tecnica kinesiologica e trattando la specifica paura come messaggio (la paura di fatto è un messaggio ed è un modo con cui l’organismo cerca di difenderci da qualcosa) risalire al “trauma” che ha creato il software subconscio che innesca la paura (es. quando vedi un omone grasso che soffia vuol dire che è arrabbiato ed è meglio che scappi – ho fatto un esempio banale ma è per farti capire come funziona, è proprio così, sembra banale ma è così). Altre volte mi è capitato che il partner è consapevole della specifica esperienza che ha originato la paura: in questo caso non sarà necessario neanche il processo di scoperta ma si lavorerà direttamente sul trauma specifico segnalato dal partner. Quando sappiamo da dove origina la paura possiamo far accedere il partner a quella esperienza specifica e il più delle volte risulta una mancanza di integrazione emisferica rispetto a quel trauma. Col bilanciamento del trauma in pochi minuti questo “nodo” viene sciolto e spesso svanisce la paura magicamente e per sempre. Altre volte è solo il primo strato di una cipolla ed è necessario lavorare su altri traumi che sostengono quel programma. Quello che è importante sapere è che rispetto ad altre metodologie i bilanciamenti di Psych-K® consentono di ottenere risultati in poco tempo e definitivi.

Fatta questa precisazione sulla metodologia che uso, andiamo al sodo. L’organizzazione YouGov UK ha condotto un’indagine per conoscere quali fossero le maggiori fobie ancora diffuse tra le persone, scoprendo che ve ne sono ben 13 che popolano gli incubi di molti. Alcune di queste probabilmente le conosci già, senza che fosse bisogno di un sondaggio, ma ve ne sono alcune che possono sembrare insolite. Vediamo allora quali sono queste fobie, in ordine di importanza e maggiore diffusione.

La paura di parlare in pubblico si colloca ben al di sopra della paura della morte nella classifica delle più grandi paure che le persone dicono di avere. Per essere onesti anche la paura dell’altezza, degli insetti e delle acque profonde sono meglio posizionate della paura di morire nella lista delle più diffuse paure in un sondaggio più diffusamente citato. Se continui a leggere ti parlerò delle 14 paure più diffuse nel genere umano.

Al primo posto si piazza la paura delle altezze, o acrofobia con la maggioranza delle persone che ha dichiarato di sentirsi insicura quando si trova in alto, che sia su una scala, un balcone e via discorrendo.
Al secondo posto c’è la pauraAgorafobia dei serpenti, o ofidiofobia diffusa soprattuto tra il genere femminile. Al terzo posto, la paura di parlare in pubblico, o glossofobia, che è proprio l’argomento protagonista di questo articolo.
Il quarto posto, se lo aggiudica la paura dei ragni, o aracnofobia, con la maggioranza di donne che ne soffrono. La paura dei piccoli spazi, o claustrofobia, è al quinto posto e si manifesta con veri e propri attacchi di panico. La paura dei topi, o musofobia, si è piazzata al sesto posto. Il settimo posto è occupato dalla belonefobia ed è la paura degli aghi (scommetto che non l’avresti mai detto), si innesca alla vista di un oggetto appuntito come un ago, uno spillo, dei coltelli e simili che possono provocare punture o ferite sanguinanti. All’ottavo posto si trova la paura di volare, si parla pteromeranofobia quando la paura riguarda tutte le forme di volo mentre se la paura si riferisce soltanto al volare in aereo, è definita aerofobia, che è poi la più diffusa. Al nono posto troviamo l’agorafobia è la fobia degli spazi aperti: le persone che soffrono di questa fobia spesso hanno paura di non potersi rifugiare immediatamente in un luogo ritenuto sicuro, e che gli spazi aperti non possono offrire. A pari merito troviamo la paura della folla, o enoclofobia, che mette a serio disagio le persone che si trovino in mezzo a tanta gente. Al decimo posto c’è la paura dei clown, o coulrofobia, che si riscontra spesso tra gli adolescenti e gli adulti. Questa paura potrebbe essere stata anche alimentata dai film horror che avevano come protagonista proprio un clown. Altra fobia vecchia come il mondo è la paura del buio, o nictofobia, che si piazza all’undicesimo posto. Segue la paura del sangue, o emofobia. Per ultimo troviamo la paura dei cani, o cinofobia.

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Ma ritorniamo alla paura di parlare in pubblico: quali sono le principali cause di questa paura?

1. L’autocoscienza di fronte a grandi gruppi . Molte persone hanno superato la paura di parlare in pubblico di fronte a piccoli gruppi ma quando pensano di dover affrontare gruppi più numerosi spesso la paura riemerge o è ancora più forte e queste persone si bloccano letteralmente. Il consiglio più diffuso dagli operatori del cambiamento è di pensare ad un grande gruppo come ad un piccolo gruppo di persone e di parlare 7 secondi con ogni persona e poi rivolgersi ad un altro. In questo modo si avrà la sensazione di fare una serie di colloqui individuali e non ci si renderà conto di essere di fatto davanti ad una moltitudine di persone. Il vantaggio di questa tecnica è anche quello di far sentire considerati ogni singola persona rivolgendosi direttamente a Lei.

2. Paura di apparire nervoso. Chi prova paura per questa causa teme che se la platea che lo ascolta avverte in lui un certo nervosismo potrà pensare che chi parla non conosce l’argomento e si sta improvvisando. Siccome questo vuole essere evitato da qualsiasi persona o professionista sia per non ferire il proprio ego professionale sia perché questo può comportare un danno di immagine come professionista il ciclo tende ad autoalimentarsi e l’oratore appare impacciato ed impreparato o addirittura si blocca manda tutto all’aria.

3 Preoccupazione del fatto che gli altri ti stiano giudicando.  Il messaggio più forte che ti posso dare qui e ora è che le persone non si preoccupano di te. Loro sono li per carpire qualcosa da te che le possono aiutare nella vita di tutti i giorni o nel lavoro: altrimenti non sarebbero li, avrebbero di meglio da fare che pagare per esempio un corso per venire a giudicarti. Inoltre assistere a delle gaffe di uno speakers è sicuramente imbarazzante anche per loro che stanno li ad ascoltarti. Questo implica che in fondo la tua audience fa il tifo per te :-).

4 Fallimenti passati. L’ansia di parlare in pubblico è spesso un modo di essere appreso. Mettiamo che ad un certo momento ti è capitato di fallire in un’occasione importante: il primo seme dell’ansia del parlare in pubblico è stato piantato. E quello che capita a tutti di pensare in queste circostanze è che quell’albero malefico porterà ancora più frutti la prossima stagione e ancora di più la successiva. Sicuramente se devi parlare in pubblico e sei un professionista serio ti sarai preparato bene il discorso e non c’è nessuna ragione di pensare che se hai fallito una volta in passato debba per forza succedere tutte le volte. A meno che il tuo subconscio non ci creda veramente: con la sessione di Psych-K® possiamo verificarlo e immediatamente sistemarlo.

seme della paura

5 Scarsa o insufficiente preparazione. Richiama in qualche modo il punto 4. Se non ti sei preparato bene o analizzato bene la platea alla quale ti rivolge (è molto importante anche questo) è molto probabile che tu faccia un disastro. In questo potrebbe sembrare che le sedute di Psych-K® non servano, ma invece servono molto, solo che devono essere indirizzato verso un altro obiettivo che molto spesso è la tua motivazione o voglia di fare che potrebbe avere una radice più profonda. Essere sostenuta per esempio da una scarsa autostima o da un circuito che ti autoboicotta. Possiamo scoprire questi particolari e intervenire chirurgicamente con Psych-K® per liberarti da tutte le tue trappole che imprigionano il tuo potenziale. Sappi che non c’è niente che mina di più il successo di qualsiasi Speaker tanto come il non essere sufficientemente preparato. D’altro canto niente ti da tanta confidenza come te la da la sensazione di essere preparato per affrontare la tua sfida.

6 Narcisismo. Questo è un problema che riguarda l’Ego. Diversi Speakers sono troppo narcisisti e concentrano l’attenzione solo su se stessi. Come puoi conquistare gli altri se non presti loro attenzione?! Pertanto ti consiglio di puntare i riflettori da un’altra parte che non sia tu e di incominciare a illuminare la tua platea. Solo se farai così essi saranno catturati.

7 Insoddisfazione riguardo le tue capacità. E’ una preoccupazione legittima per qualsiasi oratore ma è anche quella più facile da superare. Poiché se sei consapevole che le tue abilità possono migliorare puoi iscriverti ad un corso di public speaking ed è proprio l’insoddisfazione che provi che fa da pungolo per farti prendere l’iniziativa. Inoltre aver frequentato un corso di public speaking ed averlo ultimato con ottimi risultati può essere utile per farti sentire più sicuro di te.

8 Non essere completamente a tuo agio con il tuo corpo e i movimenti che fai. Ti è capitato mai di essere completamente a tuo agio con il tuo corpo e con i movimenti che fai quando sei tra amici ma di sentirti di colpo come un polipo fuor d’acqua quando sei davanti ad una platea. La consapevolezza di sè stessi è al massimo quando hai paura di parlare in pubblico e di pari passo aumenta la coscienza del proprio corpo. In questo caso ricorda il consiglio che ti ho dato sopra riguardo all’immaginare di avere una conversazione con gli ascoltatori può aiutarti a sentirti più fisicamente a tuo agio. Ti consiglio anche di porre attenzione ai tuoi movimenti e alla tua gestualità quando sei a tuo agio con gli amici e poi impegnati a ricrearla quando sei in mezzo a gruppi numerosi.

9 Cattive abitudini di respiro. A meno che non hai frequentato un corso di canto o di recitazione è molto probabile che non conosci i metodi di respirazione per parlare. Parlare in pubblico richiede una grande riserva di aria rispetto per esempio al normale modo di vivere o al respirare a riposo. Ugualmente importante le tue espirazioni necessitano di essere più controllate in modo da sostenere i suoni vocali alla fine di ciascuna frase. Il respiro diaframmatici è la chiave di tutto. Questo è anche un metodo importante di calmare il tuo cuore galoppante mentre parli in pubblico e per evitare che ti sentano mentre cerchi di annaspare in cerca d’aria a causa del nervosismo.

10 Tendere a fare i confronti con altri. Non osare! Il tuo lavoro non è mai essere un oratore eccellente (a meno che non fai lo speaker motivazionale per vivere). Il tuo compito è di fare del tuo meglio e perseguire la tua passione ed essere interessato quando ne parli. Questo è tutto. La buona notizia è che nessuno al mondo lo può fare meglio di te, perché sei tu la persona adatta per raccontarlo agli altri. Sinceramente sei proprio tu la persona che la tua platea è venuta ad ascoltare: tu e non un altro.

Nel 2010 al cinema ha riscosso molto successo il film:  “Il Discorso del Re”.  Nel film è stato affrontato il tema della paura di parlare in pubblico attraverso la storia del Re Giorgio VI il quale, alla sola idea di tenere un discorso pubblico iniziava a balbettare. Il Re Giorgio VI, protagonista del film, alla luce dell’importante carica che ricopre è obbligato a dover parlare in pubblico. Grazie al percorso di aiuto che ha seguito è riuscito a superare la sua paura.

Aristotele diceva: “Pensate da uomini saggi ma parlate come la gente comune “. Ed è la stessa frase che ho percepito proprio quando sono andato in Surrogazione Congiunta con Lui. Il pensiero di Aristotele ci permette di riflettere sull’importanza del parlare in modo semplice al fine di sentirsi se stessi anche di fronte ad altre persone. Si potrà così sfruttare al meglio i pensieri ed il linguaggio a noi noti e familiari anche quando ci si deve esporre parlando di fronte ad un gruppo di persone.

Ho trasformato questa frase in una credenza da bilanciare con la metodologia Psych-K® ed è questa: “Penso da uomo saggio e parlo come la gente comune” molto spesso bilanciare questa credenza (che quasi in tutti è sbilanciata) è sufficiente per trasformare per sempre l’intera situazione.

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